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Preghierina del Giorno. #2

 

Ebbene, oggi tocca a te, dea/dio-delle-analisi-del-sangue!

Passato il periodo dei festoni con compagne e compagni di università, in cui il punto era approfittare dell’occasione per fare più casino di quanto fossimo già abituati a farne, anche il Capodanno ha perso quasi ogni attrattiva sulla sottoscritta. L’unico piacere di tale data, per me, era la doppia mangiata nell’arco di poche ore.
Sì, sono una buona forchetta, mi piace mangiare e , se possibile, farlo bene, e allora?

Quest’anno, però, causa prelievi imminenti, cena dietetica secondo i sacri dettami della Magna Carta che governa il mio stomaco da un tempo che a me sembra immemore, anche se in realtà sono due mesi e mezzo, e cenone di mezzanotte annullato. Premettendo che allo scoccare dell’ora X dormivo, accasciata in una poltrona con i cartoni animati di sottofondo, quando mi sono svegliata, giusto per amor di coerenza, mi sono concessa un cioccolatino e un brindisi a base di limpida e naturalissima acqua minerale.

Fin qui, tutto sommato, nulla di che.
La parte davvero divertente è stato l’ormai leggendario ribaltone dalle scale, andato in scena il giorno dopo in tutta la sua maestosa e scenografica drammaticità. Il giorno successivo ancora, infatti, siamo quindi SOLO al 3° giorno di questo nuovo anno, avevo in programma i prelievi.
Sorvolando sulle attese bibliche e sulla delicatezza da scaricatori di porto degli “addetti ai lavori”, fatta la mia brava donazione per niente volontaria, ho deciso di passare a salutare lo squadrone di angeli che si guadagna da vivere nel reparto in cui ero ricoverata, ovvero coloro che mi hanno impedito di perdere del tutto il senno durante la mia permanenza in ospedale.
Fortuna vuole, a quanto pare ogni tanto si degna di farsi viva, che fosse in turno anche la dottoressa responsabile della sciagurata sottoscritta, a cui, per non mancare di rispetto alle tradizioni, ho pensato bene di sfracellare i maroni con mille domande. Tralascio le varie ed eventuali, e mi concentro sulla notizia bomba: il ruzzolone, avendo colpito il muscolo già sofferente, potrebbe falsare i risultati delle analisi.

Ora, io dico, cosa cazzo sono stata attenta a ogni singola stronzata a fare per un mese e mezzo, se poi era destino che, proprio il pomeriggio prima degli esami, mi cappottassi in un modo capace di comprometterli?

Tirando le somme, oggi pomeriggio l’AnarcoMater si lancerà nella “Missione Ritiro Esiti” e qualcosa mi dice che ci sarà da farsi grasse risate…

La mia pazienza è agli sgoccioli, la mia stabilità mentale è messa anche peggio, dunque, suddetta entità (presunta) superiore, vediamo di non giocare tiri troppo mancini, perché questa volta potrei arrabbiarmi sul serio…

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Io, il Rientro e Miss Gamba.

Screenshot da Twitter, 07/01/2014, h 07:50
Image Credit © VeRA Marte

 

Il mio rientro, in condizioni “normali”, sarebbe iniziato così.
Col treno prima del mio in ritardo di 24 minuti, cosa che avrebbe avuto sicure ripercussioni anche sulla puntualità del mio, di treno. Non so bene se sorriderne o meno. So che, per sentirmi meno alienata, ho pensato bene di dedicare la mattinata a una serie di telefonate burocratiche che, a conti fatti, credo siano riuscite a farmi innervosire più di quanto avrebbe fatto il treno in ritardo, ma pazienza.

Come perdere i chili presi durante le feste” sta già facendo la sua brava parte da must del momento, e questo sì che mi fa ridere, un riso amaro, ma pur sempre riso. Io dall’inizio delle feste, che in casa mia è coinciso con un compleanno festeggiato il 7 dicembre, sono dimagrita. Eppure ho mangiato, mi sono concessa degli sgarri che una volta mi sarebbero sembrati ovvi in relazione al periodo, ma che ora per me sono paragonabili a un pranzo di nozze: niente. Dopo i picchi, da attribuire in gran parte all’ingordigia del cortisone più che alla mia, ho chiuso le feste in ribasso di ciccia. Intendiamoci, non mi fa certo schifo, eh?! Non è il cosa a mettermi tristezza, ma il come. Sarebbe bello poter fare un applausone al mio metabolismo o, meglio ancora, alla mia buona volontà e al mio autocontrollo, ma non è questo il caso. La standing ovation va alla paura, al terrore del non saper quantificare l’entità del danno causabile da un cioccolatino in più infilato in bocca più o meno di nascosto. Così, per placare la fame, ho ripreso a ruminare gomme da masticare, rigorosamente senza zucchero, a volte anche per ore, a oltranza, col risultato che lo stomaco mi si riempie d’aria e l’interno delle guance è un massacro di morsiconi involontari, ma almeno mi concentro su questo e non sul fatto che, così dicono, anche le gomme da masticare fanno male, almeno considerato l’uso improprio che ne faccio io.

Mi accorgo che le feste sono finite solo per le grandi manovre di smantellamento Lapponia messe in atto dall’AnarcoMater, che ogni anno ingaggia, e vince, una sfida con se stessa per “La casa più decorata e illuminata del paese”. E per fortuna il pezzetto di giardino è condominiale, se no sarebbe capace di assoldare di tasca sua dei teatranti di strada per allestire un presepe vivente non-stop dall’8 dicembre al 6 gennaio.
Ebbene sì, la casa sta tornando al suo aspetto originario, quindi nell’arco di qualche giorno ho buone probabilità di smettere di ritrovarmi glitterata contro la mia volontà, rea colpevolissima dell’incresciosa malefatta di vivere qui.

Il punto è che io ero convinta che per questo rientro sarei stata in grado di rimettermi in pista. Certo, coi miei tempi e le mie modalità tutte nuove, ma comunque di nuovo in corsa, invece no: ancora a riposo forzato, anzi, forzatissimo dopo il ribaltone dalle scale.
E io ora come lo faccio passare il tempo? Almeno prima ero tornata a muovermi in maniera quasi accettabile, invece adesso ogni movimento è una fitta e non sembra esistere posizione umana che la mia gamba trovi di suo gradimento, maledetta stronza! Mai sentito parlare di karma? Prima mi fai finire col culo per terra e poi ti lamenti se ci sei finita in mezzo anche tu… Ma pensa te ‘sta presuntuosa di ‘sto piffero… Per la cura e l’attenzione che ti ho riservato in questi ultimi mesi, avresti dovuto improvvisarti Transformer, mutarti in elica, sollevarmi in volo e farmi atterrare, comoda e leggiadra, sul cuscino più morbido del divano. Invece no. Ha deciso di entrare in sciopero senza preavviso, la simpaticona, per di più mentre ero sulle scale, ché non è solo simpatica, ma anche burlona, la fetente… Stiramento del muscolo già lesionato, piede scorticato contro i gradini e dolori che neanche il giorno dopo l’intervento. Sai che ti dico? Che puoi anche andartene affan…

Scusate, eh, ma quanno ce vo’, ce vo’…

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Frammenti. #3

 

Il nevischiolo no, non l’avevo considerato…
Scema io, che da quando sono reclusa non mi pongo più il problema di guardare le previsioni del tempo.
Per dirla in altre parole, di quando VeRA fa un pensierino ai mercatini di Natale di VeraLandia, fra l’altro evento mai verificatosi prima.
Eh già, domani, per la prima volta nella storia, nel mio paesucolo ci saranno i mercatini di Natale, con tanto di attività varie ed eventuali per i bimbi. Quale occasione migliore per testare il mio attuale potenziale deambulatorio? Niente orari da rispettare, niente permanenze di durata obbligatoria e prestabilita, libertà di fuga nel caso la ressa si facesse eccessiva e, quindi, pericolosa, insomma, libero arbitrio assoluto.
I soldini nelle tasche sono davvero pochi, ma se non si trovano cose economiche ai mercatini di un paesino di circa 7.000 anime, dove si trovano? Il percorso è di difficoltà medio-bassa, in compenso il rischio di incontrare gente poco gradita è altissimo, ma in fondo, con l’AnarcoSocio come bodyguard, il problema potrebbe risultare meno rilevante del previsto.
Tutto questo per dire che… Stamattina mi alzo e, invece del solito, pallido raggio di sole, fuori dalle finestre c’è la neve che mi fa “ciao”, tipo le caprette di Heidi.
A tempo di record è partito l’auto-insulto a briglia sciolta!
Dopo un mese e mezzo mi si presenta un’occasione di uscita ragionevole e compatibile con la situazione e io cosa faccio? Mi dimentico di controllare le previsioni del tempo…
Va beh, mi auto-censuro e auto-liquido con un diplomatico e fin troppo clemente “no comment“…

Parlando d’altro, così magari evito di innervosirmi oltre, il mio ritmo del sonno ha ripreso a farsi “li cazzi sua”, come direbbero nell’Urbe.
Ci sono giorni in cui sprofondo in rilassanti pennichelle non solo nel pomeriggio, ma perfino a metà mattina, dato che i farmaci mi impongono una sveglia abbastanza mattiniera. Sere in cui, poco dopo cena, infilo la mia manina con la pelle rinsecchita dai medicinali nella manona di Morfeo (chissà perché me lo immagino grande e grosso) e lascio che mi porti a zonzo nel suo magico regno di luci e ombre.
Poi però ci sono notti come quella appena trascorsa, in cui gli occhi non si chiudono, le palpebre sembrano troppo leggere per riuscire a tenerle giù dopo averle abbassate. Il cervello non si decide a staccare la spina, neanche se gli faccio presente che la bolletta energetica dell’organismo in questo periodo mi costa davvero cara. La gamba mi fa i dispetti, punzecchiandomi con fitte e dolorini ogni volta che sembro aver trovato la via del rilassamento. Le dita fremono a caccia di pagine, non importa che siano da sfogliare o da scrivere.

Così, alle quattro del mattino, partorisco “perle” di cui nemmeno io riesco a cogliere a pieno il senso, e mi appunto nei promemoria del cellulare per la mattina dopo, a cui in realtà mancano solo poche ore, di rifletterci su, ché in fondo potrebbe uscirne un bel post…

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VeRA #3

Image Credit © VeRA Marte

 

Quanti di voi, negli anni di studio, hanno stilato una classifica ed eletto un vincitore fra i barettini e i cafè in cui si piazzavano per interi pomeriggi, fra libri, appunti e tazze colme delle più svariate bevande a seconda della stagione?
Beh, io l’ho fatto.
Rintanata in mille caffetterie sparse per mezza regione, mi sono goduta alcune fra le migliori full immersion di studio/lettura/scrittura che io ricordi.

A San Pietroburgo esistono posti nati con questo scopo. Punti di ritrovo per studenti, studiosi e letterati. Ambienti spartani e spuntini semplici, ripagati da un’atmosfera che risulta magica ancora oggi. Quel che la foto ha immortalato, altro non sono che caffellatte e ciambelle (кофе с молоком и пышки), preparate secondo una ricetta locale che, ve lo assicuro, dà assuefazione già al primo assaggio.

Un fattore da non trascurare è però il costo di questa abitudine. Volendo essere equa, confronterò città con città, quindi a San Pietroburgo non posso far altro che contrapporre Milano.
Spesa minima di un pomeriggio di studio a Milano: 1,20 €/1,30 €, ovvero il cappuccino meno costoso che io sia riuscita a trovare.
Prezzo di TUTTO quello che vedete nella foto: 2,19 €.
Lo so, lo so, spesso il costo della vita in un paese è proporzionato agli stipendi, ma sono precaria da ormai 7 anni e, credetemi, il mio stipendio, nei periodi in cui ne ho uno, non è affatto proporzionato al costo della vita in Italia.

Tornando all’argomento principale. Differenze di stile e pareri personali a parte, in ambito culturale la piccola Italia non avrebbe chissà cosa da invidiare all’enorme Russia: quello che ci fa uscire da indiscussi perdenti di questo confronto è la scarsa attenzione e la vergognosa quantità di fondi che riserviamo alla conservazione e manutenzione del nostro patrimonio artistico.

Che tristezza…

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La Saga delle Ferrovie Continua… #6

 

Ecco a voi l’ultima perla di Trenord…
Per la serie: “Come iniziare bene la giornata”.

Ora, facciamo le dovute considerazioni:

  1. La mia stazione rientra nella tratta in cui il servizio verrà sospeso.
  2. Io la settimana che inizia lunedì 29 luglio LA-VO-RO.
  3. Nessuno di questi “importanti interventi di manutenzione e ammodernamento della rete ferroviaria” ha mai portato a reali miglioramenti delle condizioni di viaggio, soprattutto per i pendolari, o a una maggiore efficenza del servizio, anzi…
  4. Sono convinti di poter stipare le persone di un treno su un autobus, e questo dimostra che non hanno mai preso un treno pendolari all’ora di punta.

Detto tutto ciò, voi quale imprecazione partorireste al posto mio??? >.<

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Donne e Inchiostro.

 

Gli incompresi si dividono in due categorie: le donne e gli scrittori.

– Honorè de Balzac –

 

Partendo da questo presupposto, la tentazione di chiedere l’invalidità mentale si fa sempre più irresistibile.

Ammetto che, ormai da un pezzo, ho smesso di dare importanza alla comprensione altrui, e ancor più all’approvazione, ma a volte può essere frustrante. Il non trovarsi mai davanti a nulla di diverso da espressioni interrogative e perplesse. La consapevolezza che, nelle circostanze in cui avrai assoluto bisogno di essere capita, perderai di sicuro un sacco di tempo in spiegazioni che reputi scontate e superflue.

Tutte queste cose sono davvero snervanti, e il risultato è l’inevitabile trasformazione in misantropa asociale, che finisce per preferire un buon libro perfino alle persone migliori.

Il foglio bianco è un ottimo ascoltatore e con l’inchiostro posso urlare quanto voglio senza correre il rischio di attirare sguardi curiosi e/o giudicanti.

Essere donna non è stata una mia scelta, anche se, non fraintendiamo, ne sono più che fiera.
Scrivere invece chi lo sa, credo che anche queste non siano scelte, ma inclinazioni naturali. Da brava bastian contraria, ho provato a suonare, dipingere, modellare materiali di ogni tipo, ma niente da fare, l’unica cosa che mi riesce di fare è scrivere.
Ora, ahimè, il tempo è davvero poco, ma ai “gloriosi” tempi della disoccupazione sono perfino riuscita a farmi pubblicare dei racconti. Passavo le mie giornate fra i libri: leggevo, studiavo e scrivevo, scrivevo, scrivevo. Qualunque cosa mi passasse per la testa finiva nero su bianco, sensata o meno che fosse.
Inutile dire che avere uno stipendio mi fa comodo, ma ci sono momenti in cui quella vita mi manca davvero tanto…

E per oggi, maschietti abbiate pazienza, mi sento femminista, quindi buona giornata solo alle bloggers donne… 😛

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La Saga delle Ferrovie Continua… #4

Image Credit © Vera Marte

 

Che dite? C’è davvero bisogno che io aggiunga qualcosa?
Una sorta di sesto senso mi dice che siete improvvisamente caduti vittime di una potentissima telepatia di massa, che vi permette di “sentire” quello che ho pensato io trovandomi di fronte a cotanto spettacolo…
Mi piace l’idea di un enorme calderone psichico traboccante di improperi in tutte le vostre cadenze e inflessioni dialettali, quindi siete liberi di sbizzarrirvi: secondo voi cosa ho pensato???

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Produci. Consuma. Crepa.

Sono davvero poche le persone a cui, in fondo in fondo, gradirei andare bene così come sono, ma ho smesso da troppo tempo di contenermi.
È vero, mi tengo tutto dentro, evito di fare del male gratuito, ma di sicuro non mi preoccupo di sembrare diversa da quella che sono.

Sì, sono una gran testa di cazzo, e allora?
Se la cosa ti crea problemi, abbi pazienza, ma sono affari tuoi, a me non ne crea affatto.
Se tutto quello che dico e faccio, visto dal di fuori, è o nero o bianco, e in entrambi i casi sbagliato, anzi sbagliatissimo, cosa ci posso fare? Se tu avessi l’onere di decidere per me, io potrei anche starmene tutto il tempo sdraiata per terra a scrivere, con la musica a palla, e credimi, lo farei.
Il non capire quello che mi passa per la testa non ti autorizza a darlo per marcio a priori. Ti è mai venuto il dubbio che il tuo non capire forse è la prova che la testa marcia in realtà è la tua?

Sono talmente incazzata che mi scendono le lacrime, non riesco a fermarle, e per questo mi incazzo ancora di più.
Per l’ennesima volta mi ritrovo a maledire il fatto di non avere i soldi per prendere e andarmene. Dove capita. A caso. Purché sia lontano da qui. E no, non sto rinnegando la Russia, anzi, ma se non trovo un modo per entrare da clandestina, a mio rischio e pericolo, una volta pagati i documenti posso anche dare l’estrema unzione al mio conto in banca.

Sì, sono anticonformista, invasata e blasfema.
Problemi? Ribadisco che sono solo tuoi.

Vuoi la guerra? E guerra sia!

MI SONO ROTTA IL CAZZO!!!

 
 

MORIRE – CCCP

 

Sono un ingranaggio anarchico, comunque sfuggito a tutt’altro tipo di marchingegno.
Non importa quanto ci provi, non riuscirai mai a incastrarmi nei tuoi meccanismi,
non senza che io te li inceppi fino a sputtanarteli.

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Chi non muore… se ne torna affan…!

No, ma io dico, ma chi cazzo credi di essere?
Non penserai mica che io sia una di quelle che, siccome sei bello, ricco e intelligente, chiudono un occhio sul fatto che sei anche stronzo.
Eh no, bello mio!
Sull’intelligenza, lo ammetto, non sono disposta a transigere, ma per quanto riguarda bellezza e ricchezza, beh, non sono qualità capaci di impressionarmi granché.
Per carità, io apprezzo la franchezza, ma quando è autentica, non quando gioca lo sporco ruolo di alibi per la stronzaggine.

“Ma io ero stato chiaro!”
Certo, chiarissimo, ma come dicevo, essere chiari è una cosa, essere stronzi è ben altra.
Hai la tua vita? Coi tuoi impegni e i tuoi ritmi?
Ottimo! E dov’è la parte in cui sta scritto che questo ti autorizza a ignorare che ce l’abbiano anche gli altri?
Mi spiace, ma la mia fase di incondizionata carità verso i casi umani è finita.

Sì, sei una persona sola, ma perdonami la schiettezza: è una tua scelta.
Non è vero? Ah no?
Come ti pare. Per quanto possa, da un certo punto di vista, apprezzare alcune tue attenzioni e accortezze nei miei confronti, resto del parere che se fossi davvero soddisfatto appieno della tua vita, non avresti bisogno di me, in alcun modo e in nessuna veste. E dire che da un lato quasi mi dispiace, perché non si può mettere in dubbio che la tua è una vita di cui sarebbe interessante far parte, ma non da jolly.

Detto ciò, tornatene pure da dove sei venuto.
Quando avrai deciso cosa fare di te stesso, forse imparerai anche a capire cosa fare di te stesso in relazione agli altri.

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Perche l’accento NON E indispensabile…

La saga di “Perché la marematica È un’opinione…” continua!

Ieri, a tre stazioni dalla mia, mentre mi beavo dell’insolita puntualità del treno, sale la solita orda barbarica di ragazzini urlanti, che nemmeno la scimmia sentinella di Toy Story 3.

Abbastanza irritata, mi rassegno a ricorrere agli auricolari, come sempre del resto. Mentre mi do da fare per sciogliere i mille nodi sul cavo, ecco la perla!

 

A   Quella str**a di una prof di m***a!

B   Cosa ti ha fatto?

A   Mi ha messo 5 nel tema. Dai, ma come si fa?! Ca**o è un tema! Cosa ti costa mettermi 6? Mica ti ho chiesto un 10!

B   Ma è quello che dicevi prima?

A   Eh, sì… Dai… 5…

B   Eh, va beh, però se non hai messo gli accenti…

A   Ma cosa vuol dire? Mica esisterà solo la voce “accenti” nell’elenco dei criteri di valutazione!

 

A questo punto, soluzione abituale: auricolari in posizione e volume ai massimi livelli di tollerabilità.

Dico io, che razza di personaggi si trovano arruolati nei battaglioni dell’insegnamento!
Negare una sufficienza in italiano SOLO perché mancano gli accenti.

Io ho iniziato la mia carriera “scolastica” con l’asilo nido e l’ho conclusa frequentando ben due facoltà universitarie, per poi non portarne a termine nessuna. Di cose da raccontare sulla classe docente italiana, di ogni livello, ne avrei eccome. Sempre più spesso, però, episodi come questo mi portano a simpatizzare con quello che, una volta, era il nemico.
Al momento studio per scelta, e la differenza si nota, perché studiare non è più un obbligo, ma un piacere. Piacevoli conseguenze e vantaggi dello studio di una materia che appassiona. Questo però non significa che quando studiavo “per forza” non mi dessi da fare. Certo, in certe materie non mi sforzavo più di quanto fosse necessario per raggiungere la sufficienza, ma almeno a quella mi imponevo di arrivarci. In fondo mica può piacere tutto, no?!

Tornando all’episodio specifico, io ho dedicato 8 dei miei 11 anni di studi “scelti” (leggi: dalle superiori in poi) alle lingue, per poi fissarmi col russo che porto avanti tuttora. Questo tipo di studi ti porta, senza via di scampo, a conoscere in modo piuttosto approfondito tutto ciò che è grammatica, sintassi, analisi linguistica e via dicendo. La parte traduttologica, inoltre, fa sì che questi approfondimenti vengano inevitabilmente applicati anche all’italiano. Se a tutto ciò aggiungiamo il mio amore viscerale per le parole come mezzo d’espressione artistica, potete ben capire quanta fatica mi è costata il trattenermi dall’impulso di dar fuoco alla ragazzina in questione, usando l’acqua piena di goccine alcoliche antinfluenzali che avevo in borsa come accelerante.

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